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SULL'ORGANIZZAZIONE DEI SERVIZI PER L'AUTISMO INFANTILE Regione Emilia
Romagna
Premessa
Queste linee sono finalizzate all'organizzazione
dei servizi, secondo il modello metodologico della scansione "individuare,
valutare, trattare" e in relazione alla complessità dell'inquadramento
teorico e nosografico dell'autismo infantile. Seguendo la classificazione
ICD 10 e DSM - IV, l'autismo infantile rientra nel capitolo dei
Disturbi Generalizzati di sviluppo; in questa categoria sono compresi
anche l'Autismo atipico, la sindrome di Asperger, la sindrome di
Rett, la sindrome disintegrativa dell'infanzia e il Disturbo Pervasivo
di Sviluppo non altrimenti specificato (PDD-NOS). Si tratta di patologie
di grande rilievo scientifico e di grande peso sul destino di salute
dei soggetti colpiti ma di limitata portata epidemiologica.
I Disturbi Generalizzati di Sviluppo
sono un gruppo di sindromi che condividono alcuni aspetti clinici,
ma riflettono probabilmente eziologie diverse. Il loro esordio risale
alla prima infanzia ed è associato a modalità caratteristiche di
ritardate e ridotte capacità sociali, comunicative e cognitive di
base. La patologia autistica viene considerata come una alterazione
precoce e globale di tutte le funzioni essenziali per il processo
evolutivo del bambino, con la compresenza di sintomi, la cui comparsa
nei primi tre anni di vita è così caratterizzata:
- compromissioni qualitative dell'interazione
sociale; - compromissioni qualitative nella comunicazione; - modelli
di comportamento, interessi e attività limitati, ripetitivi e stereotipati.
Questo inquadramento della patologia
autistica supera la visione dell'autismo come patologia primitivamente
affettiva e relazionale, facendo emergere l'espressione di una patologia
neuropsichiatrica ad andamento cronico e fortemente disabilitante.
Si sottolinea come l'espressione
fenotipica dell'autismo e delle condizioni ad esso collegate copre
una gamma di abilità di sviluppo di ampio spettro e di diversi gradi
di gravità. Questa variabilità di presentazione e la natura dei
sintomi che definiscono l'autismo rende difficile la definizione
delle procedure cliniche. La valutazione deve quindi coprire sistematicamente
diverse aree: storia dello sviluppo della patologia, valutazione
psicologica, esami strumentali e laboratoristici e approfondimenti
neuropsichiatrici, neuropsicologici e neuromotori.
La diagnosi formale di autismo prima
dei due anni è difficile e le descrizioni cliniche confermano differenti
modalità di esordio della sintomatologia: alcuni bambini sembrano
presentare uno sviluppo normale prima della comparsa dei sintomi
mentre altri bambini presentano sintomi evidenti fin dal primo anno
di vita.
Occorre sottolineare l'importanza
di differenziare i segnali che determineranno disturbi dello sviluppo
in cui prevale il danno biologico, dai segnali che determineranno
disturbi di personalità, in cui il dato affettivo relazionale assume
importanza maggiore. A tutt'oggi l'analisi dell'andamento dei casi
si rivela scarsamente utile, perchè vi sono troppo pochi studi sulla
storia di adulti con un'inequivocabile disturbo di personalità evitante,
schizoide, schizotipico.
Superata la teoria dell'autismo come
esclusivo disturbo precoce dell'interazione madre-bambino si apre
il problema sul piano diagnostico di effettuare la diagnosi differenziale
tra disturbi affettivo-relazionali e disturbo autistico su base
organica. I servizi sanitari, educativi e sociali dovranno attrezzarsi
culturalmente ed operativamente per affrontare questa patologia
in un'ottica di collaborazione e supporto della famiglia, anche
attraverso interventi che contrastino e riducano il più possibile
gli esiti disabilitanti della affezione ponendo fra gli obbiettivi
terapeutici ed assistenziali la conquista delle autonomie e il raggiungimento
di una miglior qualità della vita sia dei soggetti colpiti che delle
loro famiglie.
Processo valutativo e diagnostico
Il confine tra patologia della comunicazione
e della interazione sociale con la patologia della relazione, corrisponde
al limite fra le patologie di tipo autistico ed i disturbi dell'affettività.
Questo confine pare alle volte di difficile demarcazione sopratutto
in prima infanzia, perchè i disturbi della comunicazione e della
interazione sociale, interferendo nel naturale scambio affettivo
ed emozionale fra bambino e figura materna, determinano difficoltà
nella relazione fra bambino e genitori. Occorre cautela nella diagnosi
formale dei bambini di età inferiore a tre anni, con un periodo
di osservazione sulla natura e sulla evoluzione dei disturbi, utilizzando
appropriati protocolli di valutazione differenziale potranno indirizzare
verso una diagnosi certa.
Per la valutazione dell'autismo è
indispensabile attuare un approccio interdisciplinare e integrato,
nell'ambito del quale è auspicabile che il pediatra di base abbia
un rilievo sempre maggiore sia come fonte di invio di casi sospetti
sia come soggetto che collabora al trattamento.
Le valutazioni neuropsicologiche
e quelle relative alla comunicazione sono quelle più frequentemente
usate, e assieme alla valutazione del comportamento e ad altri tipi
di osservazione, forniscono le basi per i programmi di intervento.
Queste considerazioni portano ad
affermare la necessità di eseguire in ogni caso una valutazione
globale del bambino con particolare riguardo alla fascia di età
compresa fra 0 e 3 anni.
La programmazione sanitaria deve
quindi riaffermare la necessità di focalizzare l'attenzione dei
Servizi sulla fascia 0-3 anni allo scopo sia di fare diagnosi precoce
di autismo sia di individuare altrettanto precocemente disturbi
o distorsioni di personalità, deficit motori sensoriali o cognitivi
o il fondato rischio di evoluzione di sviluppo patologico, al fine
di mettere in campo in tempo utile specifici e adeguati interventi
di carattere terapeutico e riabilitativo. Di conseguenza, allo scopo
di assicurare la valutazione globale del bambino, i Servizi dovranno
attrezzarsi sul piano delle procedure, dotandosi di protocolli diagnostici
e terapeutici, nonchè su quello delle competenze, assumendo le opportune
iniziative nel campo della formazione-aggiornamento.
Nell'ambito della valutazione diagnostica
possono pertanto essere distinte una valutazione neuropsichiatrica
iniziale da applicarsi ai bambini con sospetto di disturbo di sviluppo
ed una valutazione più approfondita da riservare a bambini ed adolescenti
evidenziati come autistici.
Di fronte a bambini con sospetto
disturbo di sviluppo o di personalità è necessario eseguire una
prima valutazione specialistica, ad ampio raggio, comprensiva di
:
- dati anamnestici; - esame neurologico,
che, secondo l'esito, può aprire ad ulteriori approfondimenti -
come quelli riportati più avanti ; - profilo psicologico, psicomotorio,
cognitivo e sociale del bambino; - valutazione dell'interazione
del bambino con i genitori e con i fratelli e valutazione degli
stili di attaccamento.
Il risultato di questa valutazione
iniziale dovrà consentire di avere informazioni riguardanti :
- le difficoltà specifiche del bambino
ed i suoi eventuali punti di forza; - il livello delle capacità
globali di adattamento; il funzionamento relativo alle aree di sviluppo
più importanti quali l'area affettivo-relazionale e della intersoggettività,
quella delle abilità cognitive, comunicative, linguistiche, sensoriali
e motorie messe a confronto con i livelli di sviluppo attesi sulla
base dell'età cronologica; - il contributo specifico delle diverse
aree valutate alle competenze del bambino (percorsi di maturazione,
pattern di interazione).
Presa in carico e trattamento
a) Aspetti operativi
Attualmente si ritiene che non esista
"il trattamento" che risponda alla complessità dei disturbi
generalizzati dello sviluppo, ed in particolare dell'autismo. La
pervasività del disturbo, la molteplicità dei quadri clinici e la
possibile cronicità dei disturbi richiedono l' integrazione dei
vari modelli di intervento. La struttura portante al momento più
accreditata è individuabile all'interno di un approccio psico-educativo
che preveda :
- la diagnosi precoce e comunicazioni
chiare alla famiglia sia durante il percorso diagnostico che nella
valutazione dell'efficacia del progetto psico-educativo; - la valutazione
clinico-biologica con accertamenti laboratoristici e strumentali,
con eventuale trattamento farmacologico, in particolare per i soggetti
affetti da epilessia; - il percorso di educazione strutturata incentrato
sul potenziamento delle risorse del bambino tramite un'azione sui
punti "forti" e sull'area di sviluppo "prossimale"
insieme alle necessarie modificazioni ambientali; - l'aiuto pratico
ed il sostegno psicologico alla famiglia; - la continuità di servizi
per l'intero ciclo di vita della persona; - il collegamento e coordinamento
degli interventi e dei servizi.
L'intervento deve assicurare la globalità
della presa in carico, le modifiche strutturali ambientali, l'individualizzazione
del programma educativo e il coinvolgimento dei genitori e degli
operatori scolastici e socio-sanitari, con la costante verifica
del progetto e l'integrazione con altri interventi di comprovata
efficacia.
Va sottolineata l'importanza e la
delicatezza del setting di osservazione dove svolgere l'esame neuropsichiatrico
del bambino, considerato l'impatto potenzialmente negativo sul comportamento
di quest'ultimo di ambienti nuovi o poco strutturati. Sapendo che
i fattori ambientali possono influenzare il bambino, il clinico
deve essere preparato ad osservarlo sia in setting strutturati che
a casa e a scuola. La osservazione dell'interazione del bambino
con i componenti della famiglia e la valutazione degli stili di
attaccamento, forniscono importanti informazioni anche sui livelli
di stress provati dalla famiglia. Certamente la fase di definizione
dell'iter diagnostico e del conseguente progetto terapeutico riabilitativo
deve poter prevedere l'apporto di contesti di alta e specifica competenza
e deve essere la risultante delle attività di approfondimento medico,
psicologico e sociale integrato fra i diversi livelli territoriali,
ospedalieri ed universitari.
Gli obiettivi possibili, stante la
possibile cronicità del disturbo e la sua pervasività, sono rappresentati
dal raggiungimento del maggior grado di autonomia e di indipendenza
verso l'integrazione sociale.
Per il trattamento dei bambini tra
i 0-5 anni è prioritario privilegiare un intervento educativo e
terapeutico-riabilitativo volto a costruire le capacità di interazione
del bambino, tramite un progetto di lavoro incentrato sull'area
dell'intersoggettività e sulle abilità sociali, a migliorare le
capacità di comunicazione sia espressiva che ricettiva. Considerate
le caratteristiche del disturbo autistico è indicato che gli interventi
sopradescritti, svolti nella scuola, in famiglia e in ambulatorio,
vengano attuati all'interno di un contesto strutturato e specificatamente
organizzato, ovvero anche tramite modificazioni dell'ambiente che
rendano il percorso terapeutico costante e leggibile per il bambino.
In questa prima fase resta essenziale il coinvolgimento dei genitori,
costruendo insieme a loro le priorità del programma e cercando di
generalizzare gli insegnamenti ed il "linguaggio" utilizzato
anche in ambito domestico. Gli operatori coinvolti devono essere
adeguatamente formati su differenti versanti: autismo, tecniche
di comunicazione alternativa e di gestione relazionale del rapporto
con i bambini più piccoli.
Dopo i 5 anni e per gli adolescenti
l'intervento psico-educativo rappresenta, come sopra ricordato,
l'aspetto centrale del progetto terapeutico-riabilitativo, focalizzato
sull'educazione strutturata, l'implementazione delle abilità presenti
ed "emergenti" e basato metodologicamente sulla individualizzazione,
flessibilità e massima indipendenza possibile del soggetto. Le verifiche
e le programmazioni continue sono indispensabili e può essere necessaria
la disponibilità di attività semiresidenziali e programmi estivi,
giacchè i soggetti con questo tipo di disturbi spesso regrediscono
in assenza di tali servizi.
La possibilità di integrazione con
altri interventi fa prevedere l'utilizzo di trattamenti quali :
terapie occupazionali e psicomotorie, terapie di linguaggio, tecniche
di comunicazione aumentativa, alternativa ed in casi ben verificati
di comunicazione facilitata (non ancora scientificamente validata).
Nel caso di soggetti adolescenti con buon funzionamento, con capacità
di dialogo e di introspezione può essere proposto un intervento
sul versante psicodinamico e relazionale.
Gli interventi psico-sociali si rivolgono
all'inserimento nel tempo libero, alla formazione professionale
e all'inserimento lavorativo sempre nell'ottica dell'approccio psico-educativo
che prevede la continuità dei servizi per l'intero ciclo di vita
del soggetto.
Il sostegno pratico e psicologico
offerto alle famiglie schematicamente va a comprendere :
- gruppi di supporto per genitori
e fratelli; - gruppi di insegnamento ai genitori di tecniche specifiche
(per es. tecniche di modificazione del comportamento); - counseling
ai genitori; - parent training; - personale educativo per assistenza
saltuaria di ore o giornate ai soggetti su espressa richiesta dei
genitori (modello "respite care").
Si sottolinea che non essendo disponibili
farmaci "curativi" per l'autismo, l'approccio psicofarmacologico
attualmente ha valenza sintomatica e deve essere utilizzato quando
la gravità del sintomo compromette eccessivamente la qualità di
vita del bambino ed interferisce pesantemente con il suo programma
educativo. L'intervento farmacologico non può pertanto rappresentare
il trattamento unico o di elezione, bensì va inserito nell'ambito
del progetto definito per quel bambino. I farmaci attualmente più
utilizzati sono: i neurolettici, gli SSRI e gli stabilizzatori dell'umore.
Per i trattamenti dietetici e per quelli "alternativi"
non è stata comprovata una chiara efficacia.
b) Aspetti organizzativi
Va qui richiamata l'importanza già
più volte sottolineata, di poter disporre di una ben articolata
rete di servizi sanitari, sociali ed educativi per l'infanzia e
l'adolescenza nell'ambito della quale collocare anche gli interventi
a favore dei soggetti con disturbi pervasivi dello sviluppo. Soltanto
a questa condizione diviene concretamente possibile perseguire il
dichiarato obiettivo di garantire tempestività di segnalazione per
una diagnosi precoce ed uniformità di contenuti sia nell'iter diagnostico,
nel progetto terapeutico riabilitativo che nella verifica del follow-up.
Questa rete di servizi potrà, quindi, garantire anche continuità
di formazione, progetti di sviluppo e programmi di ricerca.
Nell'ambito di questo sistema, il
pediatra di base e il medico di medicina generale devono diventare
primi attivatori della rete e riferimento obbligato per i servizi
di neuropsichiatria e psicologia dell'età evolutiva (NPEE), i quali
svolgono le seguenti funzioni:
- il coordinamento della prima valutazione
diagnostica. Questa funzione di filtro consentirà alle equipes territoriali
la attivazione di quegli approfondimenti diagnostici che per necessità
strumentali possono avvenire solo in ambienti ospedalieri od universitari
qualificati, - l'attivazione integrata della progettazione educativa-terapeutica,
- l'integrazione dei rapporti operativi con i pediatri di base e
di comunità, filtro fondamentale nella individuazione dei casi dubbi
e riferimento importante per la famiglia nel corso del trattamento.
Nell'ottica della diagnosi precoce i pediatri su un versante e gli
educatori sull'altro (asilo nido e scuola materna soprattutto),
divengono figure essenziali da coinvolgere in maniera programmata
sugli aspetti formativi e organizzativi.
Per ogni situazione deve essere individuato
un responsabile del percorso integrato e personalizzato con compiti
di attivazione e coordinamento fra le varie parti della rete.
Gli obiettivi qualificanti dei Servizi
NPEE in riferimento all'autismo sono: - la globalità della presa
in carico; - il coinvolgimento ed il sostegno della famiglia; -
le modifiche strutturali ambientali; - l'individualizzazione del
programma educativo per il raggiungimento della massima autonomia;
- la formazione degli operatori coinvolti nel progetto; - l'integrazione
di metodi e strumenti scientificamente validati per il trattamento,
che deve essere individualizzato e costantemente valutabile nella
sua efficacia.
La pianificazione del trattamento
deve coinvolgere genitori e membri della famiglia come anche lo
staff della scuola ed altri professionisti.
I genitori sono soggetti imprescindibili
del processo e devono concorrere attivamente alla definizione del
percorso diagnostico e di trattamento sapendo che la rottura o la
mancanza di alleanza terapeutica con i genitori, facilmente potrà
compromettere un efficace lavoro clinico con i bambini.
Le Unità operative di Neuropsichiatria
infantile territoriali, ospedaliere ed universitarie dovranno quindi
garantire percorsi facilmente accessibili alle famiglie, per rendere
operativa la presa in carico complessiva, la valutazione diagnostica
attenta a tutti gli aspetti neurobiologici, neuropsicologici, cognitivi
e relazionali, la definizione degli interventi terapeutici e riabilitativi.
I Servizi di NPEE accanto alle funzioni
diagnostiche e terapeutiche, dovranno svolgere un ruolo centrale
di continuità nei percorsi di presa in carico, di espletamento degli
intereventi terapeutici, di attenzione alla qualità della vita dei
pazienti e delle loro famiglie, di follow up sulla efficacia complessiva
del trattamento. Questi compiti possono essere svolti con la diretta
partecipazione delle Unità operative di neuropsichiatria infantile
ospedaliere ed universitarie per le funzioni di livello diagnostico,
di partecipazione alla definizione del progetto terapeutico, per
tutto ciò che riguarda gli esami strumentali e per le terapie necessitanti
regime di ricovero.
A tal fine tali Unità operative dovranno
attivare protocolli diagnostici e terapeutici sul piano delle procedure,
assumendo in maniera coordinata con le Unità operative territoriali,
le opportune iniziative nel campo della ricerca, formazione e aggiornamento.
Formazione e Ricerca
L'integrazione delle funzioni assistenziali,
di competenza dei Servizi dei dipartimenti sanitari, e di quelle
di ricerca e di didattica, proprie dell'Università, deve avvenire
nell'ambito della programmazione regionale e aziendale e della convenzione
Università - Regione. Nel rispetto dell'autonomia universitaria
deve essere riconosciuta ai dirigenti dei servizi dipartimentali
la idoneità allo svolgimento delle attività di formazione e ricerca,
in modo da facilitare l'integrazione e il coordinamento delle rispettive
attività.
a) - Formazione
Scopo delle attività di formazione
è quello di consentire : - ai clinici, l'acquisizione delle competenze
necessarie per la valutazione diagnostica e la presa in carico secondo
le linee più sopra esposte; - ai terapisti della riabilitazione
ed agli educatori l'acquisizione di adeguate ed aggiornate informazioni
circa i Disturbi di Sviluppo; la formazione dovrà garantire inoltre
a questi operatori - o ad un gruppo selezionato di essi - di poter
svolgere gli interventi riabilitativi sopradescritti.
Un ulteriore livello di formazione
dovrà riguardare i pediatri di base e di comunità, gli insegnanti
e i genitori:
- per i pediatri si dovranno programmare
interventi formativi mirati ad un affinamento delle competenze cliniche
collegate soprattutto alla individuazione precoce dei disturbi di
sviluppo e di relazione ma anche al loro trattamento così da facilitare
la collaborazione fra pediatri e specialisti; - per gli insegnanti,
oltre a fornire nozioni generali che permettano di inquadrare il
disturbo autistico, dovranno essere proposte specifiche indicazioni
per qualificare i piani di lavoro educativo personalizzati con strategie
e contenuti mirati ai bisogni del bambino autistico; - per i genitori
si dovranno programmare interventi informativi e formativi secondo
i modelli accreditati a livello scientifico internazionale.
b) - Ricerca
Tenendo conto delle esperienze nazionali
e internazionali nello studio sull'autismo, alcuni temi prioritari
di ricerca possono essere individuati nell'ambito degli studi nosografici,
studi epidemiologici e studi eziologici e patogenetici ed in particolare
vengono indicati i seguenti temi:
- Nosografia: Preliminare a qualsiasi
progetto di ricerca nell'ambito dell'autismo, è la precisa cartatterizzazione
diagnostica e l'individuazione di definiti profili clinici. Tale
sforzo diagnostico è fondamentale dal momento che molti dati suggestivi
su pazienti autistici hanno presentato il limite della non replicabilità
tra diversi gruppi di ricerca, in considerazione dell'ampio spettro
di variabilità clinica. Ciò vale particolarmente per i bambini molto
piccoli (al di sotto dei tre anni).
- Epidemiologia: ricerche sulle variazioni
del decorso longitudinale, sui costi ed efficacia dell'appropriato
trattamento dell'autismo.
- Eziologia : a tutt'oggi la ricerca
neurobiologica sull'autismo deve ancora compiere numerose indagini
al fine di comprendere quali siano i meccanismi fisiopatologici,
le regioni cerebrali, i sistemi neurotrasmettitoriali, i cromosomi
i geni e le modalità di trasmissione genetica, coinvolti nella trasmissione
della malattia. Notevoli avanzamenti delle indagini neurobiologiche
sembrano potersi intravedere con ricerche nel campo dell'immunologia,
delle neuroimmagini,della genetica e della biochimica.
- I meccanismi cerebrali : studio
neuropsicologico degli specifici aspetti di funzionamento per chiarire
l'ipotesi della relazione fra deficit cognitivo e difficoltà comportamentali.
- Sviluppo comunicativo sociale ed
emotivo : studi longitudinali della prima infanzia tesi a dare risposta
a quesiti come : Quali sono i mediatori delle variazioni di sviluppo?
Possono essere identificati sottogruppi ? Come possono famiglia,
scuola ed interventi educativi prevenire la deprivazione che risulta
dai deficit sociali e comunicativi del bambino ?
- Intervento ambientale : studi sulla
interazione genitori-bambino.
Conclusioni
La difficoltà nella valutazione dei
disturbi psicopatologici del bambino piccolo deve spingere ad operare
con cautela e a protrarre a lungo una osservazione che deve essere,
come detto, il più possibile aperta alle diverse aree dello sviluppo.
Una medesima apertura è richiesta
per la scelta degli interventi terapeutici e riabilitativi: debbono
essere considerate, in relazione alle ipotesi diagnostiche e all'evoluzione,
tutte le possibilità di trattamento per il soggetto autistico.
Questo lavoro richiede approfondite
e specifiche competenze in diversi campi da parte delle diverse
figure professionali interessate, che dovranno avvalersi di iniziative
di formazione mirate.
Per la complessità dei temi, per
l'esigenza di favorire uno sviluppo omogeneo delle competenze su
tutto il territorio regionale, per garantire una diffusione delle
funzioni di maggiore livello specialistico adeguato allo svilupparsi
delle conoscenze ma anche ai bisogni del territorio regionale, si
ritiene necessario proporre un "Comitato di consulenza scientifica",
facente riferimento al "Programma Salute Mentale" dell'Assessorato
alla Sanità, con il compito di monitorare le attività dei servizi
per l'autismo infantile ed eventualmente di riformulare le presenti
linee, a cadenza annuale, sulla base dell'evidenza dei risultati
raccolti e delle nuove conoscenze scientifiche nazionali e internazionali.
Impegni della Regione Emilia-Romagna
Viene attivato un gruppo regionale
di coordinamento e consulenza scientifica al fine di: * raccogliere
le informazioni sul miglioramento di qualità della rete dei servizi
che ogni Azienda deve predisporre in attuazione delle presenti linee
organizzative; * censire le esperienze attuative delle presenti
linee guida in relazione anche alla corretta applicazione di protocolli
diagnostici e terapeutici; * verificare il fabbisogno formativo
specifico, proponendo gli opportuni programmi formativi rivolti
agli operatori impegnati ai diversi livelli ed ambiti, dalla accoglienza
medica di base, all'integrazione scolastica e sociale, agli approfondimenti
diagnostici specialistici da svolgere in sede ospedaliera; * aggiornare
le presenti linee guida sulla base delle indicazione che emergeranno
dall'analisi delle esperienze in atto e delle più recenti conoscenze
scientifiche.
Per la stesura di queste linee guida
sono stati utilizzati contributi tratti da : Handbook of Autism
and Pervasive Developmental Disorders, Eds. D.J. Cohen, F.R. Volkmar,
Sec. Edition, Jhon Wiley and Sons, INC. New York, 1997. Textbook
of Child and Adolescent Psychiatry AACAP '97 Classificazione Diagnostica
: 0-3 Masson S.p.A. Milano, 1997 Ed. Orig. 1994 Manuale di salute
mentale infantile, Charles H. Zeanah Jr., Masson, Milano, 1996,
Ed. Orig. 1993. Lineamenti di Neuropsichiatria Infantile - A. Condini
e P.A. Battistella. Idelson, Napoli, 1995. Gli psicofarmaci in età
evolutiva - linee guida per la loro utilizzazione - Gabriele Masi
- Edizioni del Cerro, Pisa, 1996. State of the science in autism
: report to the National Institutes of Health - M.M. Bristol. D.J.
Cohen, E.J. Costello et al. - Journal of Autism and Developmental
Disorders, Vol. 26, NO.2, 1996. Bailey A., Phillips W. Rutter M.
"Autism: toward un integration of clinical, genetic, neuropsycholigical
and neurobiological perspectives. "J. Child Psychol. Psychiat.
37, 89-126 (1996). Bristol M.M. Cohen D.J. Costello E. J. et al.:
"State of the science in autism: report to the National Institutes
of Health " Journal of Autism and Developmental Disorders,
Vol. 26, No. 2. 1996 Courchesne E., Towsend J., Saitoh O. : "The
brain in infantile autism posterior fossa structures are abnormal"
Neurology, 44, 214-223, 1994. Giilberg C., Bjiure J. Uverhaut P.,
Vestargren E., Gilberg C. "SPECT (Single Photon Emission Computed
Tomography) in 31 Children and Adolescent with Autism and Autistic-like
conditions" European Child Adolescent Psychiatry, 12, 50-59,
1993.
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