Articoli scientifici sull'Autismo

 
 

 

AUTISMO: COSA SI RICHIEDE ALLA SCUOLA

Alla SCUOLA si richiede QUALITA’ e non quantità.

Noi veniamo a ritirare Jacopo anche dopo solo un’ora di lezione, non ci sono problemi, né ci sentiamo per questo in difficoltà o contrariati, ma è essenziale che il permanere di Jacopo a scuola sia produttivo e di alto livello qualitativo.

QUALITA’

Qualità significa:

NON AVERE PREGIUDIZI
CALMA, DISPONIBILITA’, TRANQUILLITA’,
SAPERE BENE COSA “FARE” e soprattutto
SAPERE COSA “NON-FARE”


COSA E’ L’AUTISMO

È un disturbo cerebrale complesso, le cui cause sono ancora poco chiare, che condiziona ed altera profondamente l’utilizzazione corretta delle informazioni che giungono al sistema sensoriale nella sua globalità.
Conseguentemente il bambino non è in grado di comprendere, distinguere, codificare ed utilizzare le informazioni visive, uditive, tattili ed olfattive, che gli giungono dall’esterno.
E’ confuso e invaso da un intricato e spesso intollerabile insieme di sensazioni difficilmente gestibili. Questo suo vivere in un caos sensoriale gli impedisce di partecipare, relazionarsi, capire, apprendere ed elaborare come succede normalmente agli altri bambini. Questa enorme difficoltà di ricevere adeguatamente e di utilizzare informazioni diventa vuoto di informazioni. Vuoto che si esprime in mancanza di interessi, di linguaggio, in solitudine, agitazione, ritardo, ritualità, incapacità di relazione ma questo non significa che Jacopo e i bambini come lui, non desiderino liberarsene, né che non lo si possa insegnare loro.
Lo sforzo di tutti è di rendere chiaro ciò che viene proposto e di condurre progressivamente questi bambini verso una selezione, un ordine nell’apprendere e una normalizzazione del vivere con gli altri, eliminando ciò che è di disturbo in questo cammino sia che venga dall’esterno, sia che dipenda dal problema biologico condizionante.

SAPERE COSA “FARE”

Accogliere un bambino con autismo o malattie correlate significa adottare le dovute strategie:
Sapere cosa “fare” significa sapere:

COSA RICHIEDERE ALL’AMBIENTE

LUOGHI, TEMPI E ATTIVITA’ DA EFFETTUARE
DEBBONO ESSERE SEMPRE PROGETTATI PRIMA

1 - STRUTTURAZIONE DEL LUOGO
Significa organizzare e definire stabilmente alcuni spazi “protetti” all’interno della scuola, Luoghi specifici, utili ad una ottimale realizzazione delle attività da svolgere, identificati secondo le caratteristiche del bambino e gli obiettivi educativi per lui individuati. “Protetto” significa: configurato, adeguato, tranquillo.
Significa anche OCCASIONALMENTE organizzare e definire rapidamente ulteriori spazi “protetti” per adeguarsi ad attività diverse, nuove.

2 - STRUTTURAZIONE DEL TEMPO
Sulla base delle caratteristiche del bambino e degli obiettivi educativi per lui individuati si debbono progettare, condividere, valutare gli insegnamenti da proporre. Questo significa organizzare e definire prima, in generale e nel quotidiano, i tempi, le attività da proporre e eseguire; come effettuare la loro misurazione, registrazione, nonchè le valutazioni periodiche da effettuare sugli apprendimenti per elaborare nuove pianificazioni e strategie.

NB. L’organizzazione dello spazio e del tempo dovrà essere pianificabile, comprensibile e visibile anche per il bambino.

3 - STRUTTURAZIONE DELLE ATTIVITA’
(es. Costruire e seguire il Tabellone calendario-attività).

COSA RICHIEDERE ALLE PERSONE

1 - COSA E’ RICHIESTO ALLE INSEGNANTI

FIDUCIA in sé stesse e nel bambino
DEDIZIONE, DETERMINAZIONE & CONTINUITA’
PREPARAZIONE, FORMAZONE e AFFRANCAMENTO DAI PREGIUDIZI
(Es. di pregiudizi radicati quanto falsi: handicap irreversibile; ritardo mentale; averbalità: aggressività; asocialità; autolesionismo, bambini pericolosi, difficili, ecc.
I pregiudizi confondono e impediscono il riconoscimento che l’autismo è una disfunzione e non un male senza soluzione.
Avere nella scuola un bambino con autismo è come avere un bambino con diabete. Come una classe intera è informata e si ferma di fronte ad un malore di un bambino con diabete per soccorrerlo, per la stessa ragione dovrebbe fermarsi se Jacopo con autismo, non riesce a comprendere quanto gli è richiesto.

2 - ELIMINARE il “NO” e la frase “QUESTO NON SI FA”

La negazione e basta non serve a questi bambini. Non possono riempire un vuoto con un vuoto. Ma vale per essi la sostituzione, l’alternativa. Una azione negata va giustificata e subito sostituita con un’altra azione o proposta, giustificata, guidata, facilitata, premiata.
Va spiegato il perché non si fa l’azione negata. Lo si può fare verbalmente oppure disegnando delle vignette che spieghino visivamente quanto non va fatto e quanto invece va fatto in alternativa e vanno spiegati gli effetti di queste due contrapposte scelte, sia sul bambino, sia su chi gli sta attorno (es. Non gridare perché tutti scappano mentre quando parli tutti tornano felici e sorridenti).
In certe situazioni la negazione può trovare accoglienza se la sua formulazione viene opportunamente anticipata con una spiegazione (ad es. non ci fermiamo perché il negozio oggi è chiuso).


COSA SI CHIEDE AL BAMBINO.

QUALSIASI COMPETENZA E’ ACQUISIBILE DA UN BAMBINO CON AUTISMO.

MEGLIO SE E’ UNA ABILITA’ o UNA COMPETENZA SPENDIBILE, FUNZIONALE, UTILE A MIGLIORARE LA PROPRIA INTEGRAZIONE PIUTTOSTO CHE DI RARA UTILIZZAZIONE.
CERTAMENTE CI VUOLE TEMPO E IMPEGNO MA TUTTO PUO’ ESSERE INSEGNATO.

“SE UN BAMBINO FALLISCE, NON E’ SBAGLIATO IL BAMBINO, MA LA RICHIESTA CHE GLI E’ STATA FATTA”.

SE C’E’ INSUCCESSO OCCORRE SEMPLIFICARE, SCOMPORRE MODIFICARE LA RICHIESTA PER RENDERLA ESEGUIBILE.

RENDERE ESEGUIBILE CONSENTE AL BAMBINO DI DIVERTIRSI E DI OTTENERE GRATIFICAZIONE DA CHI GLI E’ ATTORNO E DALLE COSE CHE FA.

RENDERE ESEGUIBILE NON SIGNIFICA TRASFORMARE LA VITA IN QUALCOSA DI STUPIDO, MA CONSENTIRE AL BAMBINO DI NON DIVENTARE UNO STUPIDO.


SE IL BAMBINO HA SUCCESSO OCCORRE ANDARE OLTRE con:

1) ALLENAMENTO,
2) ACCELERAZIONE,
3) GENERALIZZAZIONE e
4) IMPLEMENTARE

NB. In molte situazioni accade che se un compito è svolto molto bene dal bambino, che risulta interessato e tranquillo per un discreto intervallo di tempo, l’identico compito (es. un puzzle) viene proposto di routine al bambino, e persino di continuo.
Uno dei problemi di cui soffrono questi bambini è la ritualizzazione e la adesività, modalità che consentono loro di comprendere apparentemente meglio quanto accade nel mondo caotico che ruota attorno a loro, ma che li lega ad una routine devastante.

Attenzione
La propensione al ripetersi e al permanere eccessivamente non li trasforma in geni (es. il personaggio fumetto del film “Rain man”) e non va spronata, né tollerata ma va invece usata come strumento per far lavorare meglio il bambino ( es. ti lascio fare il puzzle un minuto, poi lo sospendiamo, lasciandolo lì in bella vista, per disegnare o per dire la filastrocca…e dopo tutte queste attività, lo riprendiamo per altri due minuti).
Possiamo usare il SE-POI, cioè se farai questo (attività desiderata dall'insegnante), poi potrai fare quest’altro (attività desiderata da Jacopo)
La flessibilità e l’armonia nelle competenze (e non l’eccesso) è un obiettivo importantissimo nella soluzione dell’autismo.


PREREQUISITI

Il prerequisito di ogni richiesta al bambino, da parte delle insegnati o dei compagni, deve essere la sua ATTENZIONE che inizia con lo “sguardo reciproco” (occhi negli occhi e si conta sino a cinque, mantenendo una corretta distanza), e qualsiasi azione o richiesta va rispettivamente accompagnata o formulata “verbalmente” (es. “Guardami Jacopo…Consegna i quaderni alle tue compagne”).

Durante lo sguardo reciproco (attentività ottenuta), si fanno verbalmente le richieste in modo chiaro, semplice, diretto, senza ambiguità o doppi sensi, con modalità e velocità di voce normali e moderate.

Solo se necessario, oppure solo inizialmente, utilizzare ulteriori supporti alla richiesta verbale, quali l’indicazione con l’indice, con lo sguardo, con la direzione della testa, con l’uso di un’immagine fotografica di quanto richiesto – aiuti che vanno progressivamente ridotti –. Nello stesso modo oltre ai suggerimenti si possono utilizzare rinforzi (“bravo”… “campione”… ecc; quelli che si usano anche per i coetanei) e premi (specialmente gettoni di ricompensa, per acquisire il diritto a una merendina, che potrebbe poi coincidere con quella che viene data a giusto orario a tutti). Questo per abituare il bambino ad essere “attento” a ciò che gli si propone, alle richieste, o a ciò che succede attorno a lui e che l’attenzione premia.

NB. In senso più generale non si premia l’azione effettuata ma l’attentività e un altro importante obiettivo è prolungarne i tempi progressivamente.
Abituare il bambino a mantenersi attento significa consentirgli di partecipare, osservare e apprendere qualsiasi competenza sino alla normalizzazione.

VERBALIZZAZIONE

Ogni richiesta spontanea fatta da Jacopo se formulata in forma verbale corretta, intelleggibile, va prontamente esaudita anche se esula dalla situazione in cui ci si trova o su cui ci si applica (es. sta disegnando e chiede di andare in bagno. Si interrompe e lo si porta subito in bagno).

Questo per consentire a lui la comprensione dell’utilità del linguaggio verbale

Qualsiasi richiesta fatta da Jacopo, se scarsamente o solo parzialmente verbalizzata, oppure addirittura non verbale, seppur comprensibile, va sempre trasformata in richiesta verbale intelleggibile; va espressa dall’operatore con voce chiara e in modo semplice; va suggerita; va richiesta in imitazione e solo poi eseguita.

Meglio rinforzare il linguaggio verbale con il linguaggio del corpo, dei segni, delle convenzioni ecc (es. rispondo sì, muovendo la testa; chiedo “perché?” usando il segno con la mano; ecc.). Secondo gli esperti oltre l’80% del linguaggio tra gli uomini non è verbale e pertanto questa dimensione della comunicazione va attentamente insegnata ai bambini, persino quelli autistici.

Ogni apparente distrazione di Jacopo, per seguire un accadimento attorno a lui (attennzione ad un fenomeno inatteso), con interruzione delle attività in essere, (es. passaggio di un aereo nel cielo; il girarsi al richiamo di un amico, ecc.) dovrà essere gratificata per far comprendere a Jacopo che l’attenzione va prestata anche al mondo attorno, o anche contemporaneamente a ciò che si sta facendo.

Jacopo deve formulare VERBALMENTE descrizioni di ciò che sta vedendo o facendo o che sta per fare ovvero dare risposte a ciò che gli viene chiesto. Se la verbalizzazione è troppo tardiva, si procede ugualmente all’azione, sfruttando la sua esecuzione come momento per fargli riformulare, facilitandolo, la richiesta nel modo verbale e gestuale dovuto.

(Successivamente quando le richieste e la comprensione saranno raggiunte…e ci si rivolge al bambino per esaudire una sua richiesta, si potrebbero introdurre due opzioni-risposta affinchè lui scelga, facendo attenzione a porre la richiesta meno allettante per ultima: “vuoi una caramella o un mestolo?” Il bambino ‘non molto attento’ seppur in grado di comprendere il linguaggio tende a recuperare e ripetere l’ultima parte dell’offerta ma il disappunto di non ottenere quanto realmente desiderato aumenterà la sua attenzione alla successiva formulazione della richiesta. Quindi non gli si offre solo la possibilità di effettuare una scelta autonoma ma lo si abitua ad elevare ad un livello attentivo più adeguato la verbalizzazione)

Qualsiasi richiesta fatta a Jacopo, dovrà essere formulata dapprima verbalmente e se possibile associata con il linguaggio del corpo (es. “Ci sediamo per la lezione” e se intendo con ciò fermarmi in una stanza, mi siedo); poi con suggerimenti fisici (es. indicare con lo sgardo; avvicinargli l’oggetto in questione) che saranno progressivamente eliminati.

MA COMUNQUE se il bambino, al terzo tentativo, non esegue quanto gli si richiede, LO SI FACILITA E SI COMPLETA SEMPRE L’ESECUZIONE DI QUANTO RICHIESTO.
Questo per comprendere il legame fra richiesta verbale e azione e per impedirgli la frustrazione nell’esecuzione fallita di un compito (cosa diversa dalla frustrazione prodotta dal corretto rifiuto di un capriccio…Frustrazione questa che non gli fa male se prontamente diluita con una nuova proposta).

Usate aiuti meno intrusivi possibile e diluite in molti gettoni ricompensa le azioni per ottenere un premio.


ADEGUATEZZA E COMPORTAMENTI PROBLEMA

Favorire qualsiasi partecipazione o relazione con altri purchè “adeguata”, “consona” alla situazione.
Guidare verso comportamenti corretti, adeguati, circostanziati, convenzionali.

NB. Ricordare che il comportamento adeguato va richiesto e preteso non solo da Jacopo ma anche da chi sta attorno a lui, adulto o coetaneo.
Da comportamenti inadeguati di un coetaneo o di un adulto (anche se in generale non appaiono così gravi perché noi siamo abituati a pensare come normodotati capaci di una valutazione di merito) possono originare per imitazione o per lo stimolo sensoriale che li ha accompagnati, i comportamenti problema o inadeguati che, una volta appresi, sono poi di difficile rimozione.

Favorire l’attenzione a ciò che fanno gli altri bambini
(Es.: ”-coinvolgerlo con frasi del tipo:
- “Guarda che stanno facendo. Vuoi fare anche tu il girotondo?”
- “Chiedi che si fermino”. “Chiedi: Fermatevi per cortesia, voglio giocare”.
- “Chiedi ora a Francesca e Michela che ti diano la mano”- ”Ok “Giro, giro tondo…”
- “Guarda cosa fa Giorgia, aiutala a raccogliere le foglie”.
- “Guarda cosa scrive alla lavagna Michele” e, se particolarmente semplice e concreto quanto scritto, “scriviamo anche noi quello che ha scritto Michele”; oppure “disegnamo quello che ha scritto: es. APE” ecc.)


IMITAZIONE

Promuovete l'imitazione dei coetanei ogni volta che è possibile:

La possibilità-capacità di imitazione è una caratteristica innata e sempre presente nella condizione autistica per cui il binomio ATTENZIONE - IMITAZIONE apre percorsi abilitativi immensi.

Usate come modello i suoi coetanei sia per ottenere comportamenti adeguati, sia per insegnare. Dall’ingresso all’uscita della scuola potete creare una gara organizzata di esempi pratici. L’imitazione è uno strumento meraviglioso.
Qualsiasi cosa gli volete insegnare affiancategli due sue amichette, una per parte, e fategli vedere come gli altri fanno quella cosa.
Es.: - Siediti come è seduta Simona.
- Disegnate questa cosa sul foglio come la disegna…
- Alzate tutti la mano quando volete rispondere alle mie domande.
- Jacopo alza la mano come gli altri prima di dirmelo.
- Questa è una…

Correggetelo gentilmente ma puntualmente se infrange regole per le quali sarebbero corretti i suoi pari.

Promuovete l'apprendimento del nome degli altri alunni e la competenza nel chiamarli per interagire in attività e relazione con i suoi pari.

Es.: - Saluta i tuoi amici. Ciao…
Consegna a Maria il quaderno…e dille che il voto del compito è…

Richiedete che dialoghino fra loro a turno.

Come ti chiami? Come stai?Che classe fai? Dove abiti?
Hai visto che tempo fa oggi?
Che bella maglietta hai? Che colore preferisci?
Mi piacciono i tuoi pennarelli nuovi. Me ne dai uno?
Daresti a Marisa quello verde.
Hai capito cosa dobbiamo fare ora? Ecc.

Lavorate sull'espansione delle formalità di relazione insegnado i "saluti", il sorridersi, lo sguardo nel dialogo, il modo di parlarsi, di mostrare gli oggetti, i compiti, facendo loro (e a Jacopo) apprendere cosa dire quando ci si incontra, quando si va a passeggio, quando si va a fare la spesa, quando si fa un compito, quando si risponde alla mestra, quando non si capisce o si vorrebbe risentire quanto è stato richiesto.

Aiutatelo a chiedere sempre quello di cui ha o avrebbe bisogno.

Es: Ora la maestra darà ad ogni bambino uno strumento musicale.
Cosa farai quando ti darà il tuo strumento? Guarda cosa fa Amelia.
Si siede, mette lo strumento sul tavolino e aspetta il segnale della mestra.
Aiutatelo a dire:- Starò seduto calmo e suonerò al segnale.-

Poi premiatelo: Bravissimo:la maestra ti dirà quando devi suonare.

Incoraggiate la conversazione tra loro insegnadogli a chiedere a un bambino di sedersi accanto a lui per la colazione o nella pausa gioco.

Premiatelo quando lui nomina classificandoli gli oggetti che vede e riconosce. Espandete la competenza con descrizione semplice di funzioni e caratteristiche minori.

Premiatelo quando sempre spontaneamente fa richieste o avvia con qualcuno una conversazione spontanea usata nel gioco o negli apprendimenti e lavorate per espanderla.

Aiutatelo mentre conversa con gli altri bambini: ha bisogno di suggerimenti nell'interazione con i pari.

Coinvolgete gli altri bambini e complimentatevi con loro per un buon lavoro come vi complimentate con lui.

Se si presenta l’occasione in cui sia naturale che un pari lo corregga, incoraggiare il pari a farlo.

Es. Invece di dire “non spingere” dite “Bambini dovete toccarvi più piano”. Invece di “Non urlare,” direte “Parlate più piano”

Es. Se bighellona fuori dalla fila,dite: -Anita dì a Jacopo di sbrigarsi e prendilo per mano.

TRANQUILLITA’, PACATEZZA, TOLLERANZA, e poi ricordate

Se qualcosa non va o si complica procedere con calma e ricominciare.

CHI CONTROLLA CHI?

Ricordare che il controllo della situazione, del progetto, degli obiettivi lo avete VOI e non il bambino.
Serve autorità in serenità. L’autorevolezza sta nella chiarezza e nel valore di ciò che proponete.
Lo scopo non è il controllo del bambino, il contenerlo, il far passare il tempo ma bensì aprire il bambino ad esperienze utili, significative e produttive.

COSA RICHIEDERE AGLI ALTRI BAMBINI DURANTE LE ORE DI SCUOLA RISPETTO A JACOPO

Adeguatezza. Fare attenzione a non urtarlo, non abbracciarlo, tironarlo, sbatterlo , spingerlo, a non urlare, ecc., ma essere modelli di adeguatezza, adoperare modalità comportamentali corrette al fine di insegnare a Jacopo come ci si presenta, ci si guarda, ci si parla, come ci si saluta, come si progetta assieme un compito, come si esegue, ecc.

Se la classe ride rumorosamente ad un suo comportamento improprio lui trasformerà tale azione in un premio, in una possibilità interessante di attirare l’attenzione divertita degli altri su di sé.
Quindi informate la classe che mantenere un comportamento adeguato è un bene. Che essere indifferenti a capricci o comportamenti impropri è un bene per Jacopo mentre è un bene dirgli bravo quando si comporta bene.
Spiegate prima, al bambino con autismo, cosa succederà e come dovrà comportarsi e se inadeguato aiutatelo con vignette, con gli esempi dei coetanei e la loro imitazione, con la riduzione esplicita dei gettoni premio, con l’indifferenza assoluta rispetto a quanto non va bene.
I comportamenti problema non vanno mai trasformati in momenti di comunicazione attiva, transitiva oppure rinforzati con risposte che (anche se inavvertitamente) forniscono quanto desiderato dal bambino (es. il bambino grida e subito si esce, o si corre da lui, o ci si gira tutti verso di lui).

Sappiate inoltre che molti comportamenti problema vengono eliminati semplicemente “appesantendoli” (es. se Jacopo si sfrega la testa o ha altre attività motorie inopportune ecco che gli si proporrà uno schema motorio più complesso da eseguire: fai questo, fai questo ecc. secondo una attività motoria grossolana, di una certa durata, ma preparata prima, così da essere competenti, veloci ed efficaci quando ci sarà da proporla. Esistono attività utili anche agli altri bambini e che si possono eseguire assieme: mimare una poesia significativa).

L’importante è non pensare che solo cose banali e di modesta rilevanza possano essere proposte perché così si anticipa e si amplifica la realizzazione del gap tra questi bambini e i coetanei.

Ogni comportamento problema va interrotto prontamente.
(Es. una ecolalia si interrompe introducendo questioni sulla stessa: due coniglietti; due coniglietti…Chiedete: Come fanno i coniglietti a scappare dal lupo? Dimmi come corrono i coniglietti? Di che colore sono i coniglietti?)

Siate sempre presenti ma cercate di renderlo autonomo.

Incoraggiatelo con complimenti quando si comporta adeguatamente
(Es. appena sta seduto bene e in silenzio durante la lezione della maestra. Dopo un po’ di tempo).
Premiatelo quando è opportuno ed adeguato e siate indifferenti quando non lo è.

Quando il bambino realizza con successo qualcosa, andatene fieri e compiacetevi per un lavoro ben fatto da entrambi. Poi ,il giorno successivo, datevi un altro obiettivo, dimenticandovi del precedente successo.
Compiacersi va bene ma si può ottenere di più.

Fare bene non è così complesso come si è soliti pensare, né richiede un’enorme bagaglio formativo ma una speciale attenzione alle soluzioni pratiche, alle piccole strategie da adottare, un particolare riguardo ai principi secondo cui ci si deve muovere. Siate disponibili al confronto con gli altri operatori, con i genitori, senza paura di giudizi o critiche perché il lavoro da fare è molto e nessuno sa fare tutto da subito.

Quello che invece non si dovrebbe dimenticare ma che non viene mai detto, è che ogni volta che non ci si impegna, che si lascia andare… si è perduta un’occasione, un’opportunità di aiutare un bambino e domani un uomo ad esistere oggi tra i bambini e domani tra gli uomini.

COSE DA NON FARE

Non permettetegli di utilizzare le stesse cose, gli stessi materiali, sempre nello stesso ordine, ogni giorno.
State attenti ad eliminare la sua rigidità e lavorate perché accetti meglio i cambiamenti.
Non permettetegli di utilizzare comportamenti inappropriati per attirare la vostra attenzione.
Non consentite anarchia, né confusione.
Completate sempre i compiti prefissati magari riducendo i tempi di lavoro.
Fate preparare e riordinare secondo modalità normali.
Coinvolgete altri bambini nelle stesse competenze.
Non permettetegli di stare o giocare da solo anche se lui lo vorrebbe.
Attivatevi per ottenere un cambiamento verso l’interazione: non imparerà mai a giocare, a studiare o a condividere qualcosa con gli altri se li evita e se non glielo insegnate.
Non cercate di evitare alcune situazioni solo perché ritenete che siano difficili per lui.
Lavorate proprio sulle sue difficoltà, sfruttando la negatività per costruire positività, incoraggiando le sue capacità.
Non confondete la calma con la lentezza o la noia.
Lavorate e insegnate a velocità normale. Non costruite handicap sull’handicap.
Non lo proteggete troppo. Lasciatelo diventare indipendente.
Non permettete a voi stessi, come insegnanti di sostegno di rimane intrappolati nella routine
della classe: i vostri obiettivi sono un po’ diversi da quelli degli altri docenti: le competenze e l’integrazione come occasione di normalizzazione con e attraverso coetanei.

CONTINUITA’

Non dimenticate il confronto con i genitori.
Serve anche a trasferire un ottimo lavoro in un ambiente in cui magari non si fa altrettanto, oppure per apprendere corrette modalità per effettuare e continuare un ottimo lavoro in una struttura che non lo sa ancora fare.
Comunque vadano le cose da un confronto continuo è il bambino che ci guadagna.

FASE I INTERAZIONE - ADEGUATEZZA

1) Aiutate anche fisicamente il bambino a partecipare a tutte le attività
Concentrate l'attenzione nel fargli imparare le prime regole essenziali
(mettersi in fila, stare seduto; stare in silenzio).
Non aiutatelo più quando è capace.

2) Aiutate il bambino nell’apprendimento in parallelo e in gruppo.

Aiutate il bambino ad espandere la durata della attenzione e della relazione
Aiutate il bambino ad agire tra gli altri bambini

3) Insistete sul "sapersi comportare"durante” la lezione
Aiutatelo ad usare correttemente i materiali di lezione
Aiutatelo ad usare correttamente i quaderni e i libri
Aiutatelo a seguire la lezione alla lavagna.

4) Premiatelo molto per i comportamenti appropriati

La lezione della maestra, quando tutti devono stare attenti, è un momento molto difficile per i nostri bambini. Inizialmente pretendete che il bambino sieda composto e in silenzio per poco tempo. Prefiggetevi un obiettivo alla sua portata.
Rinforzate moltissimo se raggiunge questo obiettivo poi lasciatelo distrarsi e uscite ma scegliete voi il tempo di uscita anticipando il bambino possibilimente.

Il giorno successivo pretendete l'attenzione per più tempo alla lezione da cui voi estrarrete (con una strategia comune e condivisa con la mestra) un elemento chiaro per disegnarlo, continuando questa procedura finchè il bambino è capace di sedersi appropriatamente per tutto il tempo deciso e di seguire parte della lezione.

Se i capricci disturbano la classe potete tranquillamente allontanare il bambino dalla classe e andare fuori, ma solo per PROPORRE UN ALTRO LAVORO (magari più facile per lui) ma poi proponete in altra sede qualcosa di più complicato, meglio se con un compagno presente, che funga da guida… ma mai "premiare" il suo comportamento negativo rinforzandolo, con il disimpegno o tollerando un comportamento inadeguato o solitario.


FASE II VERBALIZZAZIONE

1) Promuovete l'uso del linguaggio
Lavorate con il piccolo gruppo sui dialoghi formali e con la maestra e i compagni organizzate una brevissima lezione “finale” con domande e attività specifiche per Jacopo, a cui partecipino in modo corale tutti, ma in cui il protagonista sia lui.
Richiedete il contatto oculare quando parla o gli viene rivolta la parola.
Aiutatelo a rispondere correttamente alla maestra e agli altri bambini.
A questo momento finale fate precedere e seguire un tempo breve di normali prestazioni molto adeguate al programma di alunni.
Insegnategli il modo in cui può chiedere agli altri qualcosa

2) Prefiggetevi il raggiungimento di comportamenti appropriati nella classe.
Seguire il lavoro di gruppo.
Partecipare a progetti, competenze libere e strutturate, a quando si riordina la classe

3) Aiutate l’interazione
L'insegnante di sostegno deve diventare amica degli altri bambini
Gli altri bambini di conseguenza vorranno stere intorno a lei e quindi intorno al bambino in difficoltà. L'insegnante deve aiutare continuamente il bambino a partecipare, ascoltare e parlare con gli altri bambini in modo appropriato

FASE III Perseguire: ADEGUATEZZA, PRECISIONE, COMPETENZA E DURATA.

1) Prefiggetevi piu indipendenza durante le attività
Richiedete al bambino si guardare il tabellone calendario delle attività e gli altri alunni nella lezione per sapere cosa succederà o farà dopo (non ditegli cosa deve fare )
Richiedete al bambino più verbalizzazione e iniziate a pretendere che entri nei discorsi, dapprima con semplici parole chiave, inerenti e facilitate nella formulazione e poi spontanee, alzando la mano per partecipare allediscussioni di classe
Assicuratevi che il bambino canti tutte le canzoni, reciti le poesie, anche a turno, ecc. insieme alla classe

2) Aumentate la frequenza dell'interazione spontanea con gli altri bambini
Incoraggiatelo a fare domande e a rispondere alle domande degli altri sempre piu elaborate
Pretendete che attiri l'attenzione degli altri prima di parlargli toccandoli o chiamandoli per nome
Incoraggiatelo a condividere
Promuovete speciali amicizie anche fuori orario scolastico con i compagni di classe
L'insegnante utilizzi il bambino come suo speciale aiutante in modo che gli altri lo ammirino per le sue qualità

Riassunto delle regole generali

1. Discutere, Condividere, Preparare e Seguire un Progetto
-Strutturare l’ambiente
-Strutturare gli avvenimenti, modalità e tempi e i singoli esercizi
-Informare su ruoli e attività, le altre persone o bambini coinvolti
2. Preparare e Predisporre gli strumenti; coinvolgere il bambino nella preparzione e nel riordino
3. Non consentire tempi morti
4. Tranquillità, Disponibilità, Comprensione, Calma e Buon umore, Lasciare i problemi a casa
5. Anticipare
6. Perseguire: Adeguatezza, Precisione, Competenza e Durata
7. Cercare e ottenere lo Sguardo; prolungare lo sguardo a cinque secondi.
8. Formulare le richieste in maniera chiara, semplice, pacata, a moderato tono di voce
9. Verbalizzare ciò che si compie
10. Pretendere, invogliare, attendere verbalizzazione
11. Coinvolgere Individuare, visualizzare, definire gli esercizi
12. Facilitare i compiti. Avviarli e lasciarli compiere in autonomia
Introdurre il ruolo del compagno, sfruttando l’imitazione, la turnazione, lo scambio.
13. Che ogni attività divenga un successo, un piacere
14. Richiedere cose secondo obiettivi pre-definiti
Non produrre richieste esorbitanti le capacità e se irrosolte occorre semplificare
16. Ridurre progressivamente suggerimenti o premi
17. Favorire e premiare l’attenzione prestata a ciò che succede nell’ambiente, anche
incidentalmente, al di fuori del compito.
18. Favorire e premiare qualsiasi richiesta (ad eccezione di premi organizzati secondo gettoni di
economia) se formulata correttamente anche se extra situazione
19. Lateralizzare (favorire l’uso della sola mano destra – o sinistra, se mancino - nelle attività di rito)
20. Non creare esclusione dalle attività o rallentamento nell’ esecuzione di richieste.
21. Seguire l’ordine di scrittura (da sinistra a destra; dall’alto al basso) nelle attività grafiche e di
lettura o interpretazione di immagini
22. Strutturare ma non ritualizzare
23. Premiare sempre i comportamenti corretti. Non considerarli mai ovvi e scontati.
24. MAI PREOCCUPARSI DI EVENTUALI COMPORTAMENTI PROBLEMA
MAI PREMIARLI nemmeno inavvertitamente; né renderli comunicazione fruibile.
Continuare a proporre il progetto della giornata o prodursi in proposte alternative o strategie opportune
25. Riferire sull’andamento e confrontarsi