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Chiede un Mutuo per Aiutare il Figlio Autistico
Questo breve
trafiletto postato in prima pagina del quotidiano martedì 13 marzo
2001
Caravaggio
L’amara storia di una famiglia che lotta contro la mancanza di fondi e
di strutture sanitarie.
Chiedono un mutuo per aiutare il figlio
artistico:
Venticinque
milioni: questo è il prezzo di una cura per Mattia, 11 anni,
artistico. “non avevamo tutti quei soldi – racconta mamma Emanuela- e
così siamo dovuti ricorrere al mutuo bancario”. E’ la storia simbolo
di una famiglia di Caravaggio: un padre con un buon lavoro, una madre
che passa il tempo a curare il bambino artistico, altri due bambini e
una casa da mandare avanti. “Mancano strutture-racconta la Signora
Emanuela- per aiutare questi piccoli disabili”. Ora a Caravaggio
nascerà una casa-famiglia per bambini handicappati.
L’articolo riprende a pagina 19
Emanuela, madre
di Mattia: “dovevamo spendere 25 milioni per una cura: non li avevamo,
abbiamo chiesto un prestito”.
Un mutuo per
assistere il figlio artistico
Quando le
strutture pubbliche non bastano: il dramma di una famiglia di
Caravaggio.
Caravaggio: “per
curare Mattia abbiamo ricorso più di una volta al mutuo bancario”.
Emanuela, 34 anni, è la mamma di mattia un bambino artistico di 11
anni che frequenta la prima media a Caravaggio. La sua è una
testimonianza simbolo delle difficoltà che incontrano le famiglie con
un figlio con un handicap grave e che richiede cure costose e
assistenza continua. “Qualche anno fa’, prima che a Mattia venisse
riconosciuta l’invalidità permanente e quindi iniziasse a percepire
l’assegno di accompagnamento –racconta Emanuela- Mattia ha dovute
seguire una psicoterapia, costava mezzo milione al mese ed è durata
quattro anni. Complessivamente costava una cifra di circa 25 milioni,
non disponevo di tutto quel denaro così siamo ricorsi a un mutuo
bancario. Del resto, io non posso lavorare, abbiamo altri due bambini
oltre a Mattia e possiamo contare solo sullo stipendio di mio marito.
Ho pensato qualche volta di fare qualche ora come donna delle pulizie,
ma è difficile anche perché se Mattia ora va’ a scuola, capita
frequentemente che gli insegnanti mi chiamano per dei problemi perché
il bambino non parla o non capiscono cosa vuole. E l’assegno di
accompagnamento ammonta a Lire 800.000, non è poco, ma basta appena ad
acquistare i pantaloni e le medicine. Così non è possibile pensare ad
altre terapie che farebbero certo bene a Mattia: per esempio stiamo
pensando all’ippoterapia, ma costa……Fortunatamente c’è un gruppo di
dentisti di Caravaggio che ci ha dato una mano a trovare una clinica
dove curare gratuitamente i denti di Mattia. E’ stato un gran gesto di
generosità, altrimenti saremmo finiti al lastrico. Grazie anche
all’amministrazione comunale perché ci permette di mandare Mattia al
corso di acquaticità gratuitamente. E grazie anche ai volontari della
Croce Rossa che lo portano e lo vanno a prendere, a agli alpini,
sempre disponibili. La generosità di chi ci ha aiutato è esemplare, ma
le istituzioni sanitarie fanno poco o nulla. Alcune famiglie di
Caravaggio che hanno figli disabili si sono riunite nell’associazione
“amici di Christian” che prende il nome del figlio handicappato del
presidente dell’associazione Alessandro Zibetti, che nei giorni
scorsi, in collaborazione con l’amministrazione comunale, ha
presentato il progetto per una casa famiglia dove i bambini disabili e
le famiglie potranno essere ospitati. “Sarebbe un opera
importantissima” per noi spiega Emanuela. La mia occupazione più
grande è quella di seguire Mattia. A volte assisterlo pesa, anche se
gli vogliamo molto bene, non c’è mai tregua: lui richiede cure
continue, giorno e notte. Niente vacanze a causa dei problemi che
comporta spostarsi e cambiare ambiente, e per le conseguenti spese;
non è possibile per le famiglie come la mia organizzare, per esempio
una serata in pizzeria; ma quel che pesa di più è dover affrontare il
tutto praticamente da soli, senza un aiuto sufficiente delle strutture
pubbliche. Proprio la mancanza di strutture adeguate sul territorio
per ospitare anche solo temporaneamente bambini disabili è l’ostacolo
più sentito dalle famiglie che condividono l’esperienza di crescere un
piccolo “diverso” dagli altri, ma non per questo “anormale”. Mattia
–continua Emanuela- non si esprime con la voce, non ha mai parlato, è
non è stato facile a capire i suoi problemi: una volta per esempio,
aveva ingoiato una chiave molto grossa e anche i medici dell’ospedale
non riuscivano a capire cosa gli fosse accaduto. Bisogna essere sempre
in allerta e preparati. Purtroppo però non ci sono strutture pubbliche
che non garantiscono la continuità del trattamento. Per questo siamo
dovuti ricorrere a strutture private. Io e mio marito abbiamo fatto
tutto il possibile per curare Mattia, con grandi sacrifici economici.
Chi non vive questa esperienza non può capire. Nelle condizioni della
famiglia di Mattia ce ne sono molte altre anche a Caravaggio, che ogni
giorno devono lottare contro i problemi che l’handicap porta con sé.
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