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autismo


Editoriale del 14-10-12      

 

Giovane autistico Scambiato per spacciatore – Non vergognarsi di lui e prevenire…..

Da un articolo apparso sul Quotidiano l'Arena di Verona  del 05-10-2012 :   Giovane autistico si perde e viene Scambiato per spacciatore

VERONA. Giovane autistico si allontana dalla madre e perde l´orientamento.
            Per sua sfortuna finisce nell´area delle ex Cartiere e viene intercettato da una pattuglia della polizia. E visto che il ragazzo è di colore, non parla ma si agita, e parecchio, dimenandosi e cercando di andarsene, viene
allertata un´ambulanza e il «sospetto» finisce al pronto soccorso dove viene sottoposto ad esami per la ricerca di stupefacenti nell´intestino….
Pierre, che si agita, tenta di scappar via, non risponde alle domande, suscita dei sospetti. E viene portato al pronto soccorso di Borgo Trento dove viene sedato e sottoposto ad esami radiologici per la ricerca di
ovuli nello stomaco.
            « Per Pierre è stato uno choc. Spero che questa storia serva almeno ad aprire uno squarcio sulle difficoltà quotidiane che affrontano le famiglie che hanno in casa una persona affetta da autismo». Dice la mamma di Pierre.

Su questo argomento ho letto in Rete parecchi commenti, di cui (mi permetto di dire), troppi erano campati per aria e quindi mi permetto di esprimere una mia opinione personale….

I Nostri ragazzi sono Autistici non certo per nostra volontà, e noi genitori abbiamo quotidianamente un problema affrontare e da risolvere, sia nell’ambito familiare, che in quello scolastico, che in quello relativo alla Società Civile e di questa situazione bisogna sempre tener presente, soprattutto nel caso di Autistici non verbali come mio figlio o come Pierre di Verona.
Possiamo sperare che in un futuro venga insegnato ad un Poliziotto o ad un Carabiniere a riconoscere l’Autismo, ma onestamente credo che con tutti i problemi di delinquenza e di ordine pubblico di cui sono oberati, questa speranza sia una utopia...... dovremmo invece pretendere che almeno ai Medici del Pronto Soccorso venisse insegnato cos’è l’Autismo e che per i nostri ragazzi venga istituita di prassi (e per qualsiasi situazione di emergenza) una corsia preferenziale nei Pronto Soccorso……
Detto questo la parola chiave è PREVENZIONE…. da anni (dopo una situazione assai imbarazzante che leggerete in allegato al termine dell’Editoriale) il mio Andy non esce di casa senza avere i suoi cartellini indicatori appesi al collo come un Badge. In questi cartellini, oltre ad essere visivamente evidenziati i suoi bisogni primari… Sete, fame, bagno… ecc , il primo cartellino ben visibile è quello con la sua foto ed i nostri recapiti telefonici, proprio per i casi di emergenza come quello di Pierre.
Adesso Andy non è più un bambino, è un uomo di 19 anni alto 1 metro e 80, ma essendo stato abituato fin da piccolo, non si pone alcun problema nel portarsi in gito i suoi cartellini.... anzi è lui stesso che prima di uscire se li infila al collo, quindi a mio avviso il problema degli Adulti non si pone, se viene preso per tempo e con preveggenza.
Trovo che far uscire di casa i nostri figli e mostrare a loro il mondo (e che il mondo veda loro) sia doveroso, trovo che non ci sia nulla da vergognarsi ad avere un figlio Autistico con dei cartellini appesi al collo, perché è indubbio che sia indispensabile questo tipo di prevenzione per il bene Suo e Nostro.

Roberto Rusticali

Le Storie di Andy –  Andy e le sue “Immaginette”

         Andy, come tutti i ragazzi Autistici ha le sue abitudini radicate, ogni volta che usciamo, deve indossare il suo cappellino rosso, mettersi sulle spalle lo zainetto giallo e soprattutto appendersi al collo il blocco delle sue immaginette, come si nota nella Foto di Vernazza insieme con la Sorella, la Nostra Ada.

        clip_image002   clip_image004La prima immaginetta che si intravvede nella foto è quella che reca l’immagine di Andy, con scritto sul retro l’indirizzo di casa e i nostri numeri di telefono.
Questo sistema dei cartellini e soprattutto la foto del ragazzo con i recapiti telefonici, dovrebbe essere sempre portata appresso da tutti i ragazzi Autistici non verbali, per evitare ai genitori che si possa ripetere una disavventura come quella capitata a noi molti anni fa.
         A Bassano del Grappa, nella zona del Centro Studi, c’è un Ceod (Centro Educativo Diurno) e all’interno dei suoi locali, i Servizi Sociali, avevano organizzato per le famiglie  uno scambio di auguri in periodo Natalizio ed un rinfresco.
Era un sabato pomeriggio ed io ero andato a giocare a calcio e Sonia, commettendo un errore di inesperienza, andò al Ceod con tutti e tre i nostri bambini, Ada aveva sette anni, Andy sei anni e Matteo era proprio piccolino.
 Sonia si rese subito conto che all’interno dei locali c’era troppa ressa e che oltre ad Andy, anche gli altri bimbi avevano bisogno di controllo e di un’attenzione che da sola non riusciva a garantire e allora decise di andarsene e tornare a casa.
Ma Andy iniziò a fare le bizze e non ne voleva sapere di andare via, perché sui tavoli del buffet c’era un gran ben di Dio di cibi e quindi lei, pensò di lasciare che il bimbo restasse nella stanza del buffet e arraffando pure tutte le Patatine e i Dolci che poteva e decise di posizionarsi strategicamente davanti alla porta di ingresso, per controllare che il bimbo non uscisse dal Ceod.
 Non fu però una decisione indovinata, in quanto poco tempo dopo, iniziò la nostra prima vera emergenza familiare, perché il bambino, ad un certo punto non si trovava più!
         Sonia iniziò a setacciare a fondo tutto i locali… ma del bimbo non c’era traccia e nessuno lo aveva visto uscire… poi si rese conto che tutte le porte del Ceod erano quelle del tipo antipanico che si aprono a spinta dall’interno, allora ipotizzò che Andy avesse aperto una delle porte e che fosse uscito in giardino, anch’esso venne setacciato a fondo, ma niente… anche lì di Andy non c’era traccia.
Sempre più affannata Sonia si accorse che i Cancelli del Ceod, che davano su un viale piuttosto trafficato, erano stati lasciati incautamente aperti e che Andy li aveva certamente varcati ed era uscito in strada.
Un bambino Autistico, non ha il senso del pericolo e se deve attraversare una strada, tira dritto e non guarda se stanno arrivando delle macchine, perciò fu con enorme apprensione che Sonia si affacciò sul viale temendo per la sorte del bambino, ma per fortuna il traffico scorreva tranquillo.
 Nel frattempo Sonia era riuscita ad avvisarmi e preoccupatissimo piombai anch’io in loco e la domanda fu: se Andy non era in strada… dove diavolo era finito?
         Cominciò per noi una ricerca sempre più ampia, io presi la macchina per cercarlo nel quartiere lì intorno, mentre Sonia girava a piedi; fortunatamente tutto si risolse per il meglio, ma si risolse però in modo assolutamente imprevedibile.
         Fu Sonia che lo trovò; vide che davanti ad un supermercato, c’era una persona agitatissima con due occhi spalancati come quelli di Willy il Coyote; Sonia si insospettì, si avvicinò e dall’ingresso vide che Andy era lì dentro, aveva una forma di pane sotto ad un braccio, un sacchetto di Patatine sotto l’altro, stava masticando qualcosa in bocca, ed era circondato dal personale che cercavano invano di parlargli.
 La persona con gli occhi da Willy Coyote era il gestore del negozio,  clip_image006vedendo finalmente risolto il problema, si rilassò e raccontò a Sonia che ad un certo punto, non sapendo più cosa fare, aveva telefonato ai Carabinieri chiedendo aiuto, dicendo che dentro al negozio, c’era un bambino che divorava tutte le cose dolci che trovava, ma che il vero problema era che il bambino non parlava e non rispondeva alle domande che gli venivano poste.
 Non sapeva se ridere o piangere quando ci raccontò qual’era stato il geniale suggerimento ricevuto dal Carabiniere di servizio: < non faccia niente al bambino e lo lasci tranquillo, vedrà che quando sarà stanco di mangiare dolci, il bambino se ne andrà da solo>.
         Fortunatamente avevamo superato lo spavento e così ci mettemmo tutti a ridere, perché l’Arma non saprà mai che al suo interno ha in servizio il vero e unico erede di Sigmund Freud.
L’esperienza però ci aveva insegnato la prima grande lezione sull’Autismo e quindi la prima cosa che abbiamo fatto appena tornati a casa è stato di preparare il cartellino immaginetta con la foto di Andy ed i nostri numeri di Telefono.
Ora capite perché consiglio a tutti il sistema che usiamo noi?

Alla prossima Storia………………………………   Roberto Rusticali@libero.it